LAVORI IN CORSO – il blog di yomigro è in ricostruzione…

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Dopo l’occupazione l’assessorato tratta con i rifugiati afgani

Comunicato stampa
Accoglienza dei profughi afgani all’Ostiense: dalle istituzioni una prima risposta necessaria ma non sufficiente

Roma, 15 luglio 2010
Medici per i Diritti Umani (MEDU) e la Rete di tutela dei rifugiati afgani esprimono apprezzamento per la temporanea soluzione della crisi umanitaria e di accoglienza di almeno 150 profughi afgani obbligati a vivere in condizioni abitative ed igienico-sanitarie disastrose presso la stazione Ostiense (si veda video  dell’attuale situazione). I profughi verranno ospitati da lunedì prossimo, e fino al 30 settembre, presso tre centri di accoglienza del Comune di Roma.
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Eritrei: No alle deportazioni! No alla schiavitù!

[Foto Stefano Montesi]

di Fulvio Vassallo Paleologo
Un"Accordo di liberazione e residenza in
cambio di lavoro", secondo il ministro della Pubblica Sicurezza Libico,
il generale Younis Al Obeidi, dovrebbe consentire ai 250 rifugiati
eritrei rinchiusi nel carcere libico di Brak, nei pressi di Sebha, in
Libia la libertà: la libertà di essere schiavi a tempo  indeterminato in
un campo di lavoro libico senza alcun riconoscimento del loro diritto di
asilo e senza alcuna garanzia che gli abusi che hanno già subito  non
continuino.

Il"lavoro socialmente utile in diverse shabie (comuni) della Libia",
loro promesso, che una parte soltanto dei detenuti di Sebha ha
accettato, non permetterà loro alcuna libertà di circolazione, come
spetterebbe a qualunque titolare del diritto di asilo, e li consegnerà
ad una rigida catena gerarchica che esigerà da loro un vero e proprio
lavoro forzato.

Che fine faranno poi coloro che non
accetteranno l’imposizione di questa ulteriore deportazione? Quali
mezzi di persuasione verranno impiegati?

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La “questione Ostiense”, oltre l’emergenza: mercoledì 30 giugno 2010, convegno promosso dalla Rete di tutela dei rifugiati afgani

Locandina 30 giugno low

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WELCOME.. verso il 20 giugno



Programma completo

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Tagliata l’acqua agli afgani dell’Ostiense.. vergogna!!

Roma, 17 giugno 2010
 

Alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno Medici per i Diritti Umani (MEDU) e la Rete di tutela dei rifugiati afgani di Roma tornano a chiedere alle istituzioni competenti che vengano garantite condizioni di accoglienza dignitose agli oltre cento profughi, per la grande maggioranza afgani, costretti a vivere in condizioni alloggiative e igienico-sanitarie disastrose presso la stazione Ostiense a Roma. Nelle ultime settimane, con l’arrivo del caldo, le condizioni di vita dei profughi sono state rese, se possibile, ancora più difficili dalla chiusura della fontanella che costituiva l’unico punto di distribuzione d’acqua a loro disposizione.
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Lettera dal Cie di Ponte Galeria

A tutte le persone che vivono in questo paese
A tutti coloro che credono ai giornali e alla televisione

Qui dentro ci danno da mangiare il cibo scaduto, le celle dove dormiamo hanno materassi vecchi e quindi scegliamo di dormire per terra, tanti tra di noi hanno la scabbia e la doccia e i bagni non funzionano. La carta igenica viene distribuita solo 2 giorni a settimana, chi fa le pulizie non fa nulla e lascia sporchi i posti dove ci costrigono a vivere. Il fiume vicino il parcheggio qui fuori è pieno di rane e zanzare  che danno molto fastidio tutto il giorno, ci promettono di risolvere questo problema ma continua ogni giorno. Ci sono detenuti che vengono dai CIE e anche dal carcere che sono stati abituati a prendere la loro terapia ma qui ci danno sonniferi e tranquillanti per farci dormire tutto il giorno.
Quando chiediamo di andare in infermeria perchè stiamo male, l’Auxilium ci costringe ad aspettare e se insistiamo una banda di 8-9 poliziotti ci chiude in una stanza con le manette, s’infilano i guanti per non lasciare traccia e ci picchiano forte.
Per fare la barba devi fare una domandina e devi aspettare, 1 giorno a settimana la barba e 1 i capelli.
Non possiamo avere la lametta.
Ci chiamano ospiti ma siamo detenuti.

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video clementino.. apparizione yomigro!

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27-29 maggio. chiudiamo i cie – apriamo gli occhi

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Appello: Chiudere tutti i Cie

QUESTO APPELLO È RIVOLTO ALLE ANTIRAZZISTE
E AGLI ANTIRAZZISTI CHE NON INTENDONO TACERE
(firma l’appello…)

A
coloro che intendono schierarsi apertamente, in maniera netta e senza
ambiguità, per la chiusura definitiva dei Centri di identificazione ed
espulsione, strutture che rappresentano concretamente il simbolo più
evidente della negazione dei diritti – primo fra tutti quello della
libertà personale – nonché momento estremo del controllo sociale.

Voluti
dall’Unione Europea per affermare la propria definizione di fortezza
che garantisce i diritti solo ad alcuni e in certi casi, messi in atto
in Italia da un governo di centro sinistra, rafforzati e peggiorati dai
governi di destra, i Cie sono la dimostrazione della politica espressa
dal nostro Paese nei confronti degli “stranieri”, in un percorso che
dal rifiuto porta alla rimozione, alla negazione dell’altro. Buchi neri
del diritto nazionale e internazionale, spesso nascosti agli occhi dei
cittadini nelle periferie delle città, inaccessibili e non
monitorabili, i Cie sono nei fatti un’istituzione illegale, risultato
di abusi giuridici e di leggi razziali come quella che introducendo il
“reato di clandestinità”, nega il principio di eguaglianza.
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